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6/28/2008 p.S. I ♥ you6/20/2008 aSpettandO qUalcOsa...Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e riempiti nelle lunghe settimane di piogge, cominciavano a imbiancarsi, in ogni campo il papavero lampeggiava col suo rosso smagliante. La bianca e polverosa strada maestra era arroventata, dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato, più greve e penetrante il richiamo del cuculo, nei prati delle alture, sui loro flessibili steli, si cullavano le margherite e le lupinelle, la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio e nel febbrile, folle anelito della dissipazione dell'approssimarsi della morte perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro, inesorabile avvertimento delle falci in azione. "Estate" Hermann Hesse
Ah...bah.
Sono caduta proprio in basso eh?
Ora che ho tutto il tempo che voglio per scrivere,
ecco qui che scopiazzo una poesia.
Mi dispiace...
Saprò farmi perdonare, un giorno o l'altro.
...Ma infondo poi, che volete che vi dica?!
Le vacanze stanno procedendo
così come le avevo immaginate:
lente (almeno per ora, ma ad Agosto metteranno la
quinta, lo so...), calde, tranquille (a parte una
litigata con i miei) e rilassanti.
Così le volevo e così sono arrivate.
Ora mi aspetto da Agosto più di quello che
forse dovrei desiderare...
Ma che volete farci.
Sarò una ragazza di larghe vedute!
Devo andare a saldare un conto in sospeso...
è_______é
Tremate blaugrana!
XD
Adios. 6/9/2008 mode: Euro 08*Saaalvee!!
Ragazzi: E' FINITA SCUOLA!
{scusa Cri.... T______T}
La fine della scuola significa niente più stress! Niente più professori perfidi! Niente più sveglie mattutine traumatiche!
La pace!
Che bello... Guardate, non sono nemmeno triste per il solito motivo "Mi mancherà vedere tutti i giorni i miei amici".
Perchè dopo 11 anni di scuola, di questa cosa me ne frego!
I miei amici li vedo quando mi pare, quindi la fine della scuola per me significa solo felicità.
E pensare poi che a settembre io e la mia classe saremo una quarta.. I "grandi" della scuola!
Sono già iniziate le feste di 18 anni... e questo significa comprarsi tanti tanti bei vestiti! ^^
Pwahahaha... E chissà se deciderò di fare la rappresentante.. Buh... poi vedremo.
Bè.. che dire.. Credo che non avrò debiti *me molto happy* ma voglio avere dei bei voti, soprattutto nelle materie artistiche...
Anche se con certi professori non spero in niente di soddisfacente.
E poi quest'anno EUROPEI DI CALCIO!
Mi piace da morire l'aria che si respira quando ci sono gli Europei ed i Mondiali....
...Anche se non tifo sempre necessariamente per l'Italia! XD
6/4/2008 J ♥ R[...]
Cercavo di non parlare troppo male di Phil: mi sentivo già abbastanza in colpa per come stavano le cose, dato che gli avevo fregato la ragazza e compagnia bella. Ma non ci riuscivo, e quando Jackie esprimeva dei dubbi su di lui, io quei dubbi li nutrivo come fossero dei poveri gattini macilenti, finchè non diventavano rancori gagliardi e vigorosi, dotati di gattesca agilità e capaci di entrare e uscire dalle nostre conversazioni a piacer loro.
E poi una sera a una festa vidi Phil e Jackie rintanati insieme in un angolo, e Phil era palesemente angosciato, pallido e vicino alle lacrime, e poi lui se ne andò a casa, e il mattino dopo lei mi telefonò per chiedermi se mi andava di uscire a fare quattro passi, ed era fatta: non dovevamo più nasconderci.
E durò circa tre settimane.
[...]
Da allora mi è capitato altre volte di essere una delle punte del triangolo, ma quella prima punta fu la più acuminata. Phil non mi rivolse più la parola; e nemmeno gli amici con cui giravo il sabato vollero più avere a che fare con noi. Mia madre ricevette una telefonata della madre di Phil.
La scuola fu, per alcune settimane, piuttosto spiacevole.
Pensa invece cosa accadrebbe se mi cacciassi adesso nello stesso genere di pasticcio: potrei frequentare altri pub e altri locali, lasciare accesa la segreteria telefonica, potrei uscire di più, o stare di più a casa, potrei intensificare la mia vita sociale e farmi un nuovo giro di amici (e in ogni caso, i miei amici non sono mai quelli di lei, chiunque sia la mia lei), potrei stare alla larga da genitori che disapprovano. Questa specie di anonimato, però, allora era impossibile.
Ti toccava restare là, e prendere quello che passava il convento, qualsiasi cosa fosse.
Mi sconcertò soprattutto la delusione che provai quando Jackie mi telefonò quella domenica mattina. Non sapevo spiegarmela.
Avevo tramato per mesi cercando questa conquista, e adesso che lei capitolava, io cosa sentivo? niente - anzi, meno di niente. Questo ovviamente non potevo dirlo a Jackie, ma d'altro lato ero assolutamente incapace di mostrare l'entusiasmo di cui sentivo che lei aveva bisogno, così decisi di farmi tatuare il suo nome sul braccio destro.
Non so. Marcarmi a vita mi sembrava molto più facile che andare da Jackie e dirle che era stato tutto un errore grottesco, che avevo solo scherzato; se potevo mostrarle il tatuaggio, pensai seguendo una logica tutta mia, non avrei dovuto penare in cerca di parole che erano al di fuori della mia portata.
Devo precisare che non sono affatto un tipo da tatuaggi; non sono e non ero, nè un demoniaco decadente patito del rock'n'roll, nè un marmittone tutto muscoli e birra. Ma in quel periodo nella nostra scuola si era diffusa la funesta moda dei tatuaggi, e so per certo che diversi uomini ora sui trentacinque, ragionieri e insegnanti, direttori del personale e programmatori di computer, hanno marchiati nelle carni terribili messaggi ("I LOVE MANCHESTER UNITED", "W I LYNYRD SKYNYRD").
Io intendevo farmi tatuare un semplice "J ♥ R" sull'avambraccio, ma Victor, l'uomo che praticava i tatuaggi, non ne volle sapere.
"Lei chi è, la J o la R?"
"La J."
"E da quanto tempo stai con questa J?"
Ero spaventato dall'aggressiva mascolinità del locale, dagli altri clienti (che sembravano appartenere decisamente alla squadra degli energumeni tutti muscoli e birra, ed erano inspiegabilmente divertiti dalla mia presenza), dalle donnine nude alle pareti, dagli esempi strabilianti di tatuaggi offerti, la maggior parte dei quali era lì in mostra sugli avambracci di Victor, e anche dal suo tono leggermente offensivo.
"Oh, da un sacco di tempo."
"Cazzo, il giudice sono io, non tu."
Questo mi pave un modo bizzarro di condurre gli affari, ma decisi di tenere il commento per un'altra occasione.
"Da un paio di mesi."
"E vuoi sposarla, eh? O l'hai messa incinta?"
"No. Nè l'uno, nè l'altro."
"Allora è solo che uscite insieme, non ti ha ancora accalappiato?"
"Già."
"E come l'hai conosciuta?"
"Stava con un amico mio."
"Davvero? E quando si sono lasciati?"
"Sabato."
"Sabato." Rise di gusto. "Non voglio che tua madre venga qui a lamentarsi con me. Vattene affanculo, aria."
E io me ne andai affanculo.
Naturalmente, Victor aveva ragione; anzi, spesso ho avuto la tentazione di andarlo a trovare, quando ho avuto altri prblemi di cuore.
In dieci secondi sarebbe stato capace di dirmi se qualcuna meritava un tatuaggio o no.
Nick Hornby "Alta Fedeltà" [pag.20-21-22]
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